Federico da bambino

Capitolo uno

La storia
di Federico.

Roma, 22 luglio 1990, ore 16:09. Da lì in poi tutto il resto.

Nasco all'ospedale San Luca, a Piazza dei Mirti, in una piccola zona di Centocelle. Mamma Susanna e papà Gianni sono due impiegati; abitiamo nello stesso palazzo di zia Laura, di Ilario e di mia cugina Serena. Alla nascita mi prescrivono subito una terapia alimentare, e la felicità di essere guarito comincia a girare per casa con una pizza in mano.

Poco prima dei tre anni i miei mi affidano a nonna Eufemia, che abita a via dei Castani. Avanti e indietro tra la sua via e la nostra piazza: è lei a farmi il primo bagnetto, ed è lei che ritrovo ogni mattina all'asilo. La mia prima parola non è "mamma": è nonna. L'ho detta la settimana in cui i miei erano partiti e io ero rimasto da lei.

Nonno Angelo se ne va quando compio il primo anno. Di lui mi restano i video girati in casa e i racconti della guerra: catturato dagli inglesi, mai piegato, tornato senza un rene.

Ci sono ricordi che non hai vissuto e che comunque ti costruiscono.

A cinque anni ci trasferiamo a Casal de' Pazzi. A sei entro alla scuola elementare Giovanni Falcone: mio padre mi accompagna per mano e io gli chiedo, mentre camminiamo verso il portone, come farò a imparare quello che ancora non so. Da lì le domande non si sono più fermate.

Non sto a elencare tutto quello che è successo dalle elementari in poi, il bullismo compreso: non basterebbero trentacinque anni di pagine. Dico solo che ne sono uscito, e che è per questo che scrivo.

Le tappe

Una vita in dieci fermate.

1990

Roma, ore 16:09

Nasco all'ospedale San Luca. Centocelle, Piazza dei Mirti, il palazzo di famiglia.

1993

Nonna Eufemia

Via dei Castani diventa la mia seconda casa. La prima parola che dico è il suo nome.

1996

La scuola Giovanni Falcone

Il primo giorno, per mano a papà, e la domanda che mi porto dietro da allora.

Anni '90

Mirko, Riccardo, Marco

Cortili, Game Boy, Fifa 98 e i pomeriggi passati a finire i livelli che nessuno finiva.

Sempre

La campagna di Zagarolo

Il canestro appeso all'albero, gli gnocchi della nonna, i vigili del fuoco, le vespe. Un terreno che ho amato e che poi abbiamo venduto.

2004

Arriva Spillo

Il cane che avevo desiderato per anni. Restiamo insieme tredici anni, correndo nei parchi.

2017

Nuoto pinnato

50 e 400 metri alla quarta gara regionale: primo posto ed entrata nel circuito.

2018

La prima apnea

Fasano, 50 metri in dinamica: arrivo penultimo. Poi Perugia, e arrivo primo.

2020

La terra, di nuovo

Alberi da frutto, limoni, mimose. Coltivare come risposta al cambiamento climatico.

Oggi

Romeo, Camilla ed Evanna

Due gatti che sono famiglia, e le poesie che scrivo ogni giorno per la mia ragazza.

Il mare della Puglia
L'acqua, prima ancora di essere una gara, era un posto dove stare.

Il filo

Dove finisce il racconto
comincia lo sport.

Nel mio percorso ho trovato sport che mi fanno stare bene e persone — e animali — che mi hanno tenuto a galla. Il resto sono capitoli che aggiungerò col tempo.